martedì, Gennaio 24, 2023
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Outlander: 5×08 Famous Last Words. Recensione

Buongiorno clan!! Dopo un finale mozzafiato e due settimane di attesa, è finalmente arrivato il momento del nostro appuntamento settimanale preferito con il dramma storico-fantastico targato STARZ, Outlander. In particolare, oggi parleremo dell’ottava puntata della quinta stagione, intitolata Famous Last Words.

Attenzione: questa recensione contiene maggiori spoiler sull’ottava puntata della quinta stagione e parziali riferimenti al quinto libro della saga “The Fiery Cross”

“Le persone vivono e muoiono secondo le loro parole. Danno forma ai nostri pensieri, ai nostri gesti… spesso ci definiscono. Sono come dei proiettili… una volta sparati, non possiamo tornare indietro. Hanno delle conseguenze, quindi sceglietele saggiamente.”

E’ così che un giovane Roger MacKenzie (ancora Wakefield ai tempi) spiega ai suoi studenti del corso di storia ad Oxford l’importanza storica e non nella scelta delle cosiddette “ultime parole famose” in un flashback con cui si apre l’episodio. L’importanza delle parole, della comunicazione e le conseguenze che spesso queste due possono portare giocano un ruolo fondamentale nella linea di narrazione su cui è basato l’intero episodio. A differenza dello scorso episodio dove l’azione era protagonista, “Famous Last Words” è un’episodio molto più riflessivo e lento che ci permette di entrare nella mente dei personaggi e comprendere le loro sensazioni, anche grazie alla scelta e all’uso di tecniche cinematografiche come la trasposizione dei ricordi impressi nella mente di Roger, miracolosamente sopravvissuto a seguito di un’ingiusta impiccagione, come se fosse un film muto (come quelli che lui e Brianna andavano sempre a guardare a Oxford). Uno spettatore medio potrebbe facilmente etichettare questo genere di episodio come noioso, ma la lentezza della narrazione, come anticipato precedentemente, ci permette di vivere in prima persona la sofferenza di Roger, Brianna, Jocasta Claire e Jamie, in quanto come Claire stessa dice “Non esiste una medicina per il lutto”, l’unica soluzione è affrontarlo e lottare per superarlo poi con il tempo, unica vera medicina per questo genere di dolore. Una vera e propria riflessione sulla vita, e su come sia importante reinventarsi alle volte, che sembra quasi fatta apposta per questo momento particolare che il mondo sta attraversando. Da lettrice dei libri ho amato il modo in cui questa larga porzione di trama è stata adattata in un solo episodio, ricreando le stesse sensazioni che erano emerse dalla lettura del libro di Diana Gabaldon, ma in particolare è sempre bello rimanere ancora stupita l’aver anticipato un ritorno speciale tra i ranghi della famiglia Fraser come quello del Giovane Ian, che seppur donandoci un sorriso nel rivederlo, aggiunge ulteriore sofferenza vedendolo estremamente freddo e riservato nei confronti di tutti. Oltre alla regia magistrale di Stephen Woolfenden, che dimostra anche in questa puntata di saper cogliere la vera anima di questa storia e trasmettere le giuste sensazioni, plauso d’onore va alle performance straordinarie di tutto il cast ma in particolare a Richard Rankin, Sophie Skelton e John Bell che hanno saputo togliermi il fiato e farmi vivere il dolore, la sofferenza e la lotta interna personale dei loro personaggi per rimanere vivi psicologicamente, abbattendo i loro fantasmi e mantenere in vita la loro relazione nel caso specifico di Roger e Brianna.

Anche questa settimana mi è molto difficile mettere giù a parole tutti i pensieri e le sensazioni che mi ha suscitato la puntata, ma come al solito andiamo per gradi ed proviamo ad analizzare e commentare punto per punto gli eventi salienti…

La puntata vede al centro di tutto un vero e proprio viaggio nella sofferenza di Roger dal momento in cui è stato salvato dall’impiccagione, che gli ha causato una perdita quasi totale della voce, fino a quando non ritroverà la sua anima grazie una rigenerante escursione che gli dà tempo per riflettere sulla vita. Roger è uomo perso, pervaso dai ricordi di ciò che è accaduto, e terrorizzato dal pensiero di essere etichettato per sempre come “l’impiccato”, e per non pensare, cerca di distrarsi con vari lavori manuali nonostante basti veramente poco per farlo crollare alla disperazione, ad esempio sentire Brianna che canta la canzone “Clementine” al piccolo Jemmy. Come sottolinea anche Richard Rankin in un’intervista a EW, la voce rappresentava qualcosa di grande per Roger dal momento che essendo un oratore e un cantante, la comunicazione è fondamentale e di conseguenza con la perdita della voce è come se gli venisse strappata via una parte di sè. La performance di Richard in tutta la sua freddezza, i suoi silenzi così rumorosi e gli sguardi estremamente comunicativi mi hanno trasmesso una grande tristezza e sofferenza, facendomi stringere lo stomaco e vivere il tutto come se fossero le mie sensazioni. Chapeau!

Ma Roger non è l’unico a cui la battaglia di Alamance ha portato via qualcosa di importante. Brianna, in primo luogo, sta soffrendo e lotta con tutte le sue forze per riportare in vita suo marito, traendo anche insegnamento dall’esperienza vissuta in prima persona con il trauma psicologico causato dallo stupro. L’interpretazione potentissima e spezza cuore di Sophie Skelton trasmette tutta la determinazione e la frustrazione che Brianna prova nel vedere suo marito con l’anima tormentata, il sentirsi importente e l’infinita paura che il suo Roger non torni più da lei e dalla loro famiglia. Davvero magistrale. Altrettanto terrorizzati e in pena sono Jamie e Claire che conoscono bene la sensazione di cosa voglia dire perdere la propria anima al seguito di un trauma, come può essere la guerra o un evento altrettanto traumatico, soprattutto Claire che, vista la mancanza di alcuni pezzi di cicuta dal suo ambulatorio, è terrorizzata dal pensiero che Roger abbia preso le erbe per togliersi la vita a causa della sofferenza psicologica, mettendo in allerta anche Jamie. Quest’ultimo, oltre alla costante preoccupazione per il genero, si trova ancora a vivere l’enorme sofferenza, e anche il parziale senso di colpa, dovuta alla perdita del suo padrino Murtagh, in quanto l’uomo è morto per onorare il giuramento prestato alla madre di Jamie, e Sam Heughan riesce sempre, con la sua estrema espressività, a trasmetterci tutto questo dolore con solo uno sguardo, come ci ha dimostrato nello scorso episodio 7. Estremamente vicino al dolore di Jamie, è quello di Jocasta Cameron, che si reca a Fraser’s Ridge in visita al memoriale fatto in onore di Murtagh vestita a lutto, indossando la spilla che lui le aveva regalato proponendole di stare insieme, e cantando in suo onore un commuovente canto. Inutile dire che sentire la meravigliosa voce di Maria Doyle Kennedy spezzarsi intonando quella melodia per l’amore del suo personaggio mi abbia letteralmente spezzato il cuore nel più profondo dei modi.

Fortunatamente quest’episodio ci ha donato anche attimi di gioia, come vedere Jamie e Claire che giocano a nascondino con il piccolo e dolce Jemmy. Vederli finalmente felici con una grande famiglia tutta loro è un sogno sia per loro che per noi spettatori dopo tutte le sofferenze vissute. E’ sempre bello anche rivedere Lord John Grey, un piacere per i nostri occhi e il nostro cuore (per non dire altro), il quale arriva a Fraser’s Ridge portando con sé anche alcuni doni in segno di vicinanza e amicizia nei confronti dei Fraser. Estremamente bella e dolce è la breve scena che vede come protagonisti proprio Lord John e Brianna, con l’inglese che le da in dono niente meno che un astrolabio! Strumento innovativo per l’epoca, molto utile a “trovare il proprio posto nel mondo”, o addirittura leggere l’ora, nella speranza di rasserenarla e farla sorridere dopo mesi di sofferenze con il marito traumatizzato e l’arrivo di una lettera del Governatore Tryon che tenta di comprare il suo perdono con del terreno. Naturalmente l’estrema chimica tra Sophie Skelton e David Berry, interpreti dei personaggi, non può che migliorare queste scene e renderle ancora più belle. Altro momento che ci strappa un sorriso seppur un po’ malinconico è vedere il piccolo Germain Fraser e sua madre Marsali che si avvicinano al nuovo arrivato (o meglio tornato) Ian, e la breve ma intensa conversazione che hanno sulla famiglia e come sia incredibile che i Fraser siano in grado di farti sentire così felice e accolto. Un momento molto bello e molto intimo tra loro che, assieme anche al precedente momento di dialogo tra Jamie e Jocasta, ci ricorda uno dei concetti focali in Outlander, ovvero il fatto che la famiglia spesso e volentieri non è solo quella di sangue.

Un’altra incredibile sorpresa di questo episodio è stato il ritorno del Giovane Ian. Passata l’infinita gioia iniziale, il ragazzo, che aveva lasciato la sua famiglia a Fraser’s Ridge per unirsi ad un’altra nuova famiglia tra gli indiani Mohawk alla fine della scorsa stagione, sembra incredibilmente diverso da come lo ricordavamo, è freddo, duro, quasi devastato da qualcosa che ha vissuto. I Fraser cercano di farlo sentire benvenuto a casa in tutti i modi possibili, ma lui sembra su un pianeta tutto suo con la mente. Oltre all’incontro, è stato molto bello, anche se struggente, il momento di confronto tra il Giovane Ian e Jamie, dove si percepisce quanto profondamente ferito psicologicamente sia il ragazzo e quanto lo zio si preoccupi per lui. Personalmente mi ha colpito anche molto le parole che Ian freddamente rivolge a Jamie su come spesso ci si tengano nascoste delle cose volontariamente… come hanno fatto lui e Claire. A cosa si riferirà?

Finché Jamie non ha l’idea più geniale che potrebbe avere, mandare Ian e Roger insieme a misurare e segnare i territori che il Governatore gli avrebbe affidato. I due possono essere di grande aiuto l’uno all’altro, sono due anime smarrite e insieme passo per passo riusciranno a ritrovare loro stessi confrontandosi e riflettendo insieme su tante cose. John Bell e Richard Rankin ci hanno regalato davvero una performance magistrale permettendoci di partecipare a tutto tondo al viaggio emotivo dei loro personaggi, fino alla loro “rinascita”. Mi ha toccato moltissimo vedere il confronto tra Ian e Roger quando il giovane indiano tenta di togliersi la vita con della cicuta rubata dal laboratorio di Claire, chiedendosi se ci sia scampo alla sofferenza causata dalla perdita con la morte, con Roger che finalmente riesce a parlare di nuovo, ritrovando se stesso nel confronto con il Giovane Ian. Ho tremato nel vederlo su quella scogliera ripida, così come quando si è visto Ian sotterrare la sua ascia e mettere a cuocere la cicuta, ma fortunatamente tutto è bene quel che finisce bene (almeno per il momento) e come sottolinea Diana Gabaldon in un’intervista esclusiva a Parade.com, “Ogni uomo è in grado di fare un passo indietro dal proprio dolore per un momento, al fine di affrontare la perdita dell’altro uomo, se solo momentaneamente, e tornano insieme al luogo che erano soliti chiamare casa, non ancora guariti, ma con la forza di portare i loro pesi di nuovo nella lotta.”

Ultimo, ma non per importanza, mi ha fatto esplodere il cuore di gioia assistere alla rinascita di Roger, anche se non totale ancora, e del suo rapporto con Brianna nella bellissima scena finale. Quando si è trovato al limite di quella scogliera, a seguito del difficile confronto con Ian, nella sua mente si sono riproposti per l’ennesima volta i ricordi degli eventi prima e dopo l’impiccagione, questa volta a colori e con le parole ben udibili, a simbolo del superamento (almeno parziale) del trauma e il recupero tanto della sua voce quanto della sua anima, seppur non sarà mai lo stesso di prima, e riesce finalmente a realizzare che non sono tanto importanti le ultime parole che ha detto quanto l’ultima faccia che lui ha visto prima di essere appeso a quell’albero: quella di Brianna. Mi ha davvero emozionato sentirlo pronunciare il nome di Brianna a voce rotta dopo mesi di silenzio, ma soprattutto sentirlo per la prima volta dopo tanto tempo desideroso di lottare per se stesso e per la sua famiglia e non vivere come un fantasma. “Canterò sempre per te. Non importa come, non importa quando… che tu sia lì ad ascoltare, o no, io canterò sempre per te.” Che power couple!

Alla prossima puntata!

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