Primo sguardo a Asteroid City, in uscita nelle sale il 28 settembre! – TRAILER

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Wes Anderson sta per tornare nelle sale internazionali con la sua nuova opera, Asteroid City, in uscita il 28 settembre. Diamo un primo sguardo esclusivo al film!

SINOSSI

Asteroid City è una minuscola cittadina desertica situata nella parte sud-occidentale degli Stati Uniti. Siamo nel 1955. Le più note attrazioni del luogo sono un gigantesco cratere meteorico e un osservatorio astronomico situato nelle vicinanze. Nel fine settimana, l’esercito e un gruppo di astronomi invitano cinque bambini vincitori di premi scientifici a illustrare le proprie invenzioni. Non molto lontano, oltre le colline, è possibile scorgere i funghi atomici frutto dei test nucleari.

Quella descritta è una delle scene del nuovo film di Wes Anderson: una commedia leggera, stupefacente e ricca di immagini che tengono sempre vivo lo sguardo dello spettatore, oltre a trasmettere emozioni profonde, proprio come fanno tutti i precedenti film diretti da Anderson.

Tutto inizia con un evento organizzato per premiare le invenzioni dei giovani astronomi.

Ma poi arriva un visitatore inaspettato: un alieno. Asteroid City viene isolata e l’esercito inventa una storia per nascondere la realtà. I piccoli geni elaborano così un piano per svelare al mondo la verità, in un modo che richiama alla mente i giovani dei classici di Spielberg.

Eppure la storia racconta molto altro, e lo fa nell’inimitabile stile di Anderson. Tornati a casa a Est, i personaggi di Asteroid City vanno in scena, preparando uno spettacolo dal titolo Asteroid City.  È qui che ci imbattiamo nel backstage e nella vita degli attori nel 1955; attori teatrali che perfezionano la loro arte, e che ben presto diventeranno delle vere e proprie star.

La storia non solo è divertente come tutte le opere di Anderson, ma è ancora più straordinaria; il film prende in esame, in modo intimo e profondo, le complesse relazioni familiari e le storie d’amore appena sbocciate, racconta di genitori e figli, di segreti, scoperte e inganni architettati dagli adulti; e ancora, parla del selvaggio West e del tranquillo East, il tutto in un perfetto equilibrio emotivo che nessuno riesce a rendere meglio di Wes Anderson.

CAST

Augie Steenbeck / Jones Hall..……..….   JASON SCHWARTZMAN

Midge Campbell / Mercedes Ford..….…..SCARLETT JOHANSSON

Stanley Zak………………………..….………………..TOM HANKS

Generale Gibson..……..…….………..…….……JEFFREY WRIGHT

Dott.ssa Hickenlooper .……..……..……..………TILDA SWINTON

Presentatore …..…….…………….…………..BRYAN CRANSTON

Conrad Earp .………………….………….…….EDWARD NORTON

Schubert Green.………………….…………….….ADRIEN BRODY

J.J. Kellogg…..………………….……………….LIEV SCHREIBER

Sandy Borden …….…………….…………………… HOPE DAVIS

Roger Cho / Linus Mao.………….……….……… STEPHEN PARK

Montana / Asquith Eden.…………..………..…… RUPERT FRIEND

June Douglas ……………………..………..………MAYA HAWKE

Direttore del motel……………..….…………..….. STEVE CARELL

Meccanico / Walter Geronimo…..…………..………MATT DILLON

Polly…..……………..…………..…..………………..  HONG CHAU

Saltzburg Keitel …………………..……………… WILLEM DAFOE

Attrice / moglie ………..………..….………….. MARGOT ROBBIE

Assistente militare ……………….…………..… TONY REVOLORI

Woodrow………………………………..…………….  JAKE RYAN

Alieno …………………………………..…….    JEFF GOLDBLUM

Dinah……………………………………..…… GRACE EDWARDS

Clifford …………………………………..……ARISTOU MEEHAN

Shelly / Lucretia Shaver.……..…………..…………SOPHIA LILLIS

Ricky ……………………………………..……..ETHAN JOSH LEE

OSSERVARE LE STELLE

Il film appare come un connubio di idee e di luoghi, proprio come fosse un sogno. Il tutto si apre con una scena in bianco e nero che si svolge in uno studio che ricorda i programmi televisivi della Golden Age, come Playhouse 90 – fondamentalmente gli spettacoli di Broadway sul piccolo schermo – che mettevano in scena i teledrammi dal vivo diretti da John Frankenheimer e Sidney Lumet, con il coinvolgimento di celebrità come Lee Cobb e James Dean. A quel tempo, l’Actors Studio era la compagnia teatrale più nota, dove leggende come Dean, Marlon Brando, Julie Harris, Sidney Poitier e Rod Steiger si formano sotto l’influenza di Kazan e Lee Strasberg. Per molti attori – ma anche futuri registi e sceneggiatori – di questa generazione, il salto dal palcoscenico al grande schermo segna la fine dei teledrammi.

“Quando ho iniziato a dedicarmi al cinema, questo periodo era considerato un punto di riferimento”, afferma Anderson. “Guardavamo Il Padrino, Taxi Driver e i film di Brian De Palma. Ma andavamo anche oltre, guardando i film con Marlon Brando e James Dean, Montgomery Clift e Kazan. Era incredibile l’emozione che si respirava in questa epoca cinematografica e il rapporto del cinema con il teatro. Mi riferisco alla serie di film il cui inizio si può far collocare in corrispondenza dell’uscita di Un tram che si chiama Desiderio. Tennessee Williams rappresenta uno dei simboli di questa corrente e anche la parte più tragica di questi personaggi”.

Il teatro è profondamente radicato nella narrazione di Anderson: lo vediamo nelle scenografie condivise ed estemporanee, nel lessico di un inconfondibile spettacolo di danza classica, nel palcoscenico testuale nel quale elaborare l’irrisolvibile. Ciò avviene per esempio nel primo lungometraggio di Anderson, Un colpo da dilettanti, che racconta di una coppia di aspiranti criminali con un debole per le rapine plateali; o ancora nei film Rushmore, con il protagonista Max Fischer, e I Tenenbaum, con Margot Tenenbaum, nei quali il teatro diventa uno strumento per elaborare i drammi interiori; senza dimenticare Le avventure acquatiche di Steve Zissou, nel quale la storia ha inizio sul palcoscenico.

Anderson inizia a scrivere atti unici in quarta elementare; anni dopo incontra Owen Wilson in un seminario di drammaturgia, e lo scrittura in una delle sue opere teatrali del college, un’improvvisazione su Sam Shepard dal titolo A Night in Tunisia.

“Adoro da sempre Sam Shepard”, afferma. “Owen ed io eravamo ossessionati da lui prima ancora di fare il nostro primo film insieme. In quel momento rappresentava una parte importante della nostra vita. Ricordo di aver letto qualcosa sulla sua vita: parlava di un gruppo di uomini tornati dalla Seconda guerra mondiale completamente trasformati, divenuti padri violenti e squilibrati. Ed è proprio il modo in cui lui è cresciuto”.

L’ammirazione per Sam Shephard avrebbe poi ispirato il personaggio di Augie Steenbeck. Anche Augie è stato sul campo di battaglia, stavolta non come soldato, ma come fotografo di guerra. Il suocero di Augie, Stanley, sebbene sia un uomo che vive dei piaceri della vita, porta con sé una pistola, se ne intravede il manico sopra la sua cintura.  In un’intervista con il giornalista Matt Zoller Seitz, Anderson suggerisce che forse questa abitudine di Stanley, che era anche quella di altri uomini del suo tempo, sarebbe iniziata in guerra per poi proseguire nella vita domestica. È proprio il tipo di dettaglio che Anderson inserisce in modo del tutto armonioso nei suoi film: l’attenzione non viene mai richiamata sul dettaglio in sé, non viene mai offerta alcuna spiegazione. Eppure la sua sola presenza riesce a dirci immediatamente ciò che in un altro contesto avrebbe necessitato di una lunga spiegazione.

Nel 1955, la guerra pervadeva ancora un Paese gremito di veterani, con famiglie e bambini al seguito.

“Accade qualcosa quando l’America centrale si espone al mondo, per poi finire per uscirne compromessa: ferita, disperata e smarrita, in conflitto con l’apparenza sfoggiata nei country club, il Paese spera di restare solido e di riuscire a proteggere i suoi cittadini. Sono le due facce della stessa medaglia”. Anche se non presente in modo dirompente, questo sentire, interpretato delicatamente da Schwartzman ed Hanks, è evidente fra Augie e Stanley, quest’ultimo da sempre convinto che il genero non fosse all’altezza della propria figlia. Tuttavia, a differenza di molti melodrammi hollywoodiani del periodo, non si consuma una tragedia così lampante. E la famiglia riesce a rimanere unita, grazie all’amore condiviso per i quattro figli.

Anderson e Coppola sapevano che al centro del film dovesse esserci Schwartzman, loro collaboratore di lunga data.

“Il film è stato scritto per Jason”, afferma Anderson. “Jason veste i panni di un personaggio mai interpretato prima, mettendo in scena tutto il suo potenziale. Tutto il film è costruito intorno a lui”. Spesso Schwartzman prende parte al processo di scrittura. Con queste parole ricorda quando Anderson gli propone di farlo: “Sostanzialmente ha affermato: ‘Mi è venuta un’idea alla quale voglio lavorare insieme a Roman, e vorrei che fossi coinvolto anche tu. La cosa migliore sarebbe scriverla e lavorarci io e te insieme, poi potresti proseguire tu nella rilettura globale’”. 

Non vedeva l’ora di iniziare. “Era appena esplosa la pandemia, stavamo attraversando un periodo caotico, incerto e confuso”, afferma Schwartzman. “E dunque, poter intraprendere questo progetto con Wes è stato un po’ come un faro nella notte. Non riesco nemmeno a spiegare come, so solo che è così. E quel faro è stato davvero importante: mi sento molto grato per aver avuto quel punto di riferimento”.

Ben presto, il personaggio di Augie Steenbeck e l’attore che ne veste i panni, Jonas Hall – entrambi interpretati nel film da Schwartzman – iniziano a prendere forma. Come Schwartzman rivela durante una recente intervista, ascolta il sonoro di Stanley Kubrick, con l’obiettivo di cogliere un tono di voce a bocca chiusa, e acquista una camera oscura da installare in casa.  Alcuni riferimenti visivi sono immediatamente riconoscibili dagli spettatori, per esempio quando Jones appare con il maglione tirato sul mento, un riferimento alla leggendaria serie di ritratti di James Dean “Torn Sweater”, realizzati da Roy Schatt.

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Chiara

Fonte: Universal Pictures Media

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